Pace e democrazia dovrebbero essere facce della stessa medaglia. E invece no. Contano le ragioni del più forte, la guerre d’occupazione continuano in Iran, a Gaza e in Palestina, in Ucraina. E’ difficile chiamarle guerre di liberazione perché i grandi assenti sul palcoscenico dei protagonisti sono le persone, i “poveri cristi” come li chiama Ascanio Celestini, le persone alle quali nessuno fa caso. Le vittime sempre e dovunque.
“Ci aspettiamo che il nostro Paese svolga un ruolo positivo chiedendo un immediato cessate il fuoco e promuovendo azioni per ristabilire il diritto e le convenzioni internazionali, e un’iniziativa diplomatica insieme agli altri partner europei”. Il Forum del terzo settore attraverso il suo portavoce Giancarlo Moretti esprime concetti chiari. Accertare la realtà non significa cercare false rassicurazioni. Ci sono rischi imminenti per tutti, questa è la verità.
Così come dovrebbero essere facce della stessa medaglia, pace e Giochi olimpici, la pax olimpica vagheggiata dall'ideale classico e da quello decoubertiano.
Mentre le superpotenze continuano a fare affari nelle zone di guerra e l'Europa si presenta debole sullo scenario internazionale, senza più utopie, speranze, soffocata dalla crisi dei nazionalismi sovraesposti. Eppure è l’unico valore in cui credere, e in troppi vogliono cancellarne la storia e il peso, la portata democratica e l’influenza.
Ed anche lo sport assiste alla catastrofe, come novant’anni fa, Olimpiadi di Berlino del 1936. Sicuramente non siamo a quel punto ma è bene prevederne i possibili scenari, visto che Olimpiadi e Paralimpiadi che si stanno svolgendo nel nostro Paese non sono riuscite a rilanciare un forte messaggio di pace e fratellanza. Il sociologo Patrick Clastres su Le Croix ha chiamato in causa il Consiglio d'Europa, l'organizzazione intergovernativa fondata nel 1949 per difendere i diritti umani, la democrazia e lo stato di diritto. Il 5 febbraio, prima ancora che Heraskevych, portabandiera ucraino e atleta dello skeleton indossasse il casco per la prima volta, due dei suoi più eminenti rappresentanti hanno dichiarato che "la neutralità non deve mai diventare un pretesto per tacere quando i diritti umani vengono violati" .
Per loro, non c'è dubbio che la Carta Olimpica "non sia superiore alle convenzioni e ai trattati internazionali" e che l'autonomia sportiva non possa esonerare le organizzazioni dalle proprie responsabilità: "parlare a favore della pace e della dignità umana dovrebbe essere riconosciuto come pienamente coerente con i valori olimpici".
Le Paralimpiadi Milano Cortina 2026, che si chiudono questo week-end, sono lo specchio di trasformazioni e criticità esistenti nella nostra società. Se l’aspirazione condivisa da vari fronti del sistema sportivo e sociale italiano è ad un’unione dei due eventi, la realtà si scontra con difficoltà e limiti, gli stessi che spesso impediscono alle persone con disabilità l’accesso alla pratica sportiva. Alla vigilia dei Giochi Paralimpici Milano-Cortina, Tiziano Pesce sul Corriere della Sera-Buone Notizie lanciava una proposta: pensare a Giochi integrati, innovando le attività e superando le barriere regolamentari organizzative. La giornalista Elisabetta Soglio rilanciava l'auspicio, sulle stesse pagine del quotidiano di via Solferino: "Oltre al riflettore mediatico di questi giorni, si continui a lavorare per rendere lo sport veicolo di inclusione e quidi accessibile a tutti e a tutte, dall'infanzia alla gioventù. A quel punto, Giochi integrati. perchè no?".
Il Forum nazionale del terzo settore ha recentemente affermato: “Giochi Olimpici pienamente inclusivi devono essere l’obiettivo. È tempo di lavorare per unire le celebrazioni e lasciarci alle spalle un sistema che inevitabilmente, anche in termini di visibilità e attenzione mediatica, penalizza le Paralimpiadi”.
Il Giornale Radio Sociale ha dedicato uno speciale ai Giochi: cosa comporta nella visibilità e nel coinvolgimento l'attuale divisione tra Olimpiadi e Paralimpiadi? Vincenzo Massa, giornalista e dirigente dell’Uici-Unione italiana ciechi e ipovedenti avanza alcune considerazioni: come pensare a stessi spazi e investimenti se già vediamo applicati due pesi e due misure nei premi ai partecipanti? Infatti, a Milano-Cortina chi conquista l'oro alle Paralimpiadi porta a casa 80mila euro in meno rispetto a un collega olimpico. E lo stesso vale per le altre medaglie. Coni e Cip gestiscono budget separati, e questo si riflette direttamente sulle risorse messe a disposizione per i premi. Un divario che, considerando i costi spesso elevati della preparazione paralimpica, pesa ancora di più.
Quindi se vogliamo eliminare le barriere per l’accesso alla pratica sportiva delle persone con disabilità bisogna partire dalla consapevolezza e dalla formazione. Come sta facendo Legacoopsociali con l’arricchimento e la promozione del suo Glossario fragile, che recentemente si è arricchito della parola “barriera”, scelta per narrare le tante forme di esclusione che si frappongono tra le persone e le loro possibilità di inclusione, autonomia e autodeterminazione. Come recentemente ha sottolineato Valeria Locritani, atleta paralimpica, al convegno nazionale del progetto Sic, nel corso delle finali di Matti per il Calcio a San Benedetto del Tronto. (a cura di Elena Fiorani e Ivano Maiorella)
(Foto: facebook Milano Cortina 2026)